Rolleiflex & C.: le Europee

 Rolleiflex & C.: le Europee

di Roberto Mirandola

Precedentemente abbiamo accennato al fatto che la Franke & Heidecke perseverò nel credere profondamente nella tipologia Biottica 6×6 al punto da affinare sempre di più il modello di punta, diversificando nel contempo la gamma in modo da rendere appetibile le proprie creazioni al maggior numero di fotografi e….di tasche. Dopo la nascita e lo sviluppo delle prime Rolleiflex e visto il grande successo di questa formula, varie furono le case costruttrici di apparecchi fotografici che seguirono, talvolta pedissequamente senza fantasia ma soprattutto senza qualità, le orme di Rollei. Alcune invece misero il meglio delle proprie risorse per cercare sì di seguire la strada di Franke & Heidecke ma arricchendola con la propria fantasia e senza tralasciare la ricerca di un’alta qualità. In sostanza le strade seguite dai vari fabbricanti furono due; la prima ebbe come effetto la clonazione di un fenomeno di successo che aveva però alti costi, risparmiando sulle materie prime e tagliando alcune peculiarità, pur di offrire ad un pubblico più vasto e dal palato non troppo fine la tipologia “Biottica reflex” e l’illusione di possedere “quasi una Rolleiflex”. La seconda strada fu invece quella di ispirarsi a Rolleiflex e cercare di produrre un proprio apparecchio dalle caratteristiche tecniche e qualitative elevate, da offrire ad un pubblico di professionisti o di coloro che oggi chiameremmo “fotoamatori evoluti”. Anche in questi casi però, raramente si assistette alla creazione di un “sistema” intorno alla propria biottica, cosa che invece fu la prerogativa di Franke & Heidecke.

Vorrei parlare di quelle macchine che ho conosciuto personalmente e con le quali ho potuto rilevare una qualità costruttiva ed ottica da potersi realmente paragonare a Rolleiflex e che pertanto mantengo nella mia collezione a fianco di quest’ultima (…Ikoflex, Yashica Mat, Minolta, Microflex, Mamiya, Semflex, Olympus, Ansco…). Premetto che potrò parlare anche di macchine quasi sconosciute e tralasciare invece qualche nome ben più noto; i motivi di ciò sono squisitamente soggettivi e presteranno naturalmente il fianco a critiche che saranno le benvenute per arricchire il bagaglio di conoscenze di ciascuno di noi, a partire dal sottoscritto.

I produttori che più a fondo si impegnarono con questa tipologia li troviamo essenzialmente in Europa, in Giappone, e in qualche caso negli USA. Alcuni di essi sopravvivono ancor oggi ed anzi sono ben noti, altri si sono trasformati, ed altri infine sono totalmente scomparsi. Iniziamo quindi dall’Europa. Non dimenticheremo certo le Meopta Cecoslovacche con le Flexaret, le Germaniche Lippische con le Flexora e le Rollop, le Voigtlander con le splendide Superb, e le Welta con le Perfekta-Superfekta-Reflekta e Weltaflex, infine anche le Francesi Cornu con le Ontoflex. Ma i tre fabbricanti Europei che considero abbiano raggiunto i livelli qualitativi di Franke & Heidecke furono: in Germania la Zeiss Ikon con le Ikoflex, in Francia la SEM con le Semflex, ed in Gran Bretagna la MPP con le Microflex.

– In Germania la Zeiss Ikoflex iniziò a produrre le sue prime biottiche nel 1936, ma la qualità generale non era ottima; la produzione proseguì senza raggiungere livelli elevati sino all’inizio del conflitto mondiale. Fu nel dopoguerra che la produzione venne perfezionata per raggiungere il suo culmine con il modello Favorit; esso fu praticamente la fusione di due modelli precedenti, la diffusa IIa e la più raffinata Ic. Alla Favorit spettò il compito di insidiare sul Mercato la Rolleiflex Automat, arrivando a sfiorare il livello della Rolleiflex T. La macchina è dotata di otturatore Synchro Compur da 1sec. a 1/500, di obiettivo Carl Zeiss Tessar 75/3,5 e di un originale e praticissimo Esposimetro al Selenio con indicazione dei valori EV direttamente sullo schermo di messa a fuoco che era già notevolmente luminoso. La cellula dell’esposimetro era celata da un’antina richiudibile e tra gli accessori disponibili vi erano sia le lenti Ikoprox per le riprese ravvicinate (come le Rolleinar) sia i Filtri Polarizzatori Zeiss, oltre ad una serie di Filtri per il Bianco/Nero. Anche se per i puristi potrà sembrare una bestemmia, non ho mai notato differenze qualitative sostanziali tra l’obiettivo di questa Ikoflex e quello della Rolleiflex T che ritengo equivalenti; del resto sarebbe stato ben strano che Zeiss dotasse le proprie macchine di obiettivi più scadenti per non dispiacere alle Rolleiflex. La macchina dà invece notevoli soddisfazioni ed è estremamente piacevole da impugnare ed usare; ha un peso che conferisce una giusta sensazione di solidità ed un’ ergonomia invidiabile a livello del pulsante di scatto, che consente con rapidità la ricarica e lo scatto successivo. Purtroppo però la Zeiss decise di cessarne la produzione nel 1960, lasciando campo libero a case come Rollei e SEM in Europa,e Mamiya e Yashica in Giappone. Costoro decisero di continuare la produzione della tipologia delle biottiche per più di venti anni ancora perfezionando con fortuna le proprie creazioni.

– In Francia un geniale ed eclettico progettista, Paul Royet, diede vita nel 1947 alla SEM con cui iniziò a costruire una serie di Biottiche 6×6 che avrebbe prodotto in notevoli quantità e differenti versioni sino al 1976. Le lenti per gli obiettivi vennero fornite dai più prestigiosi produttori Francesi, quali Berthiot ed Angenieux; gli obiettivi erano 75mm. a tre lenti con focali 4,5 o 3,8 o 3,5. Quindi 75mm. a quattro lenti con focale 3,5 ed infine 150 mm. Con focale 5,4 !! Ma di quest’ultima sorpresa parleremo in una delle prossime occasioni.

Sta di fatto che le Semflex furono caratterizzate da una ricerca atta a migliorare quelli che Royet vedeva come difetti nelle Rolleiflex e da una progettazione tale da superare dei limiti che in tal momento le biottiche di Braunsweigh sembravano avere; ad esempio pochi sanno che fu SEM ad applicare per primo un teleobiettivo alla biottica, il primo ad inserire il Flash integrato, ed ancora il primo a produrre una biottica con regolazioni semplificate del diaframma . Queste biottiche si chiamavano SEM Standard, SEM Oto, SEM Studio, Semflash, SEM Joie de Vivre e ci fu anche una serie di SEM Militari per l’Aeronautica Francese. Naturalmente venne prodotta tutta una serie di accessori dedicati che andavano dai filtri ai paraluce, dagli esposimetri al Selenio alle impugnature a pistola (confrontare con i Rolleilux e l’impugnatura per Rolleiflex), dai Flash al magnesio ai Flash elettronici. Ma la caratteristica saliente delle Semflex è data dalla robustezza, che ne fa degli strumenti affidabili, e dalla qualità elevatissima di talune ottiche. La quantità totale delle Semflex prodotte è ridicola se paragonata alle Rolleiflex; infatti assomma a 171.000 macchine nelle differenti versioni. E’ però notevole se si pensa che la quasi totalità della produzione fu riservata al solo mercato Francese in quanto SEM non seppe o non volle spingersi con forza nei mercati Europei ed oltreoceano.

In Inghilterra nel frattempo la Micro Precision Products (MPP) aveva iniziato a produrre una biottica di ottimo livello, la Microcord; questa macchina era dotata di uno splendido obiettivo Ross Xpress (che Ivor Matanle considera paragonabile al Tessar delle Rolleiflex) e di un otturatore Prontor SVS. Questo modello venne in seguito perfezionato e ne nacque la MPP Microflex; confesso che sono rimasto incuriosito dalla descrizione altamente positiva che Ivor Matanle fa di questa macchina ed ho iniziato una ricerca per acquistarne una. La caccia è stata lunga e laboriosa in quanto la macchina non fu prodotta in quantità degne di nota ma alla fine…ho trovato un esemplare in condizioni eccellenti presso un commerciante di Londra. Provata la macchina con rulli in bianco e nero di varie sensibilità devo confessare che ne sono rimasto entusiasta; la resa ottica ha un livello qualitativo che la pone sicuramente tra il Planar 3,5 ed il Tessar delle Rolleiflex. La qualità costruttiva è molto elevata e rivela una grande cura mentre l’otturatore Prontor SVS scatta ancor oggi con una precisione e prontezza invidiabili pur essendo datato 1959; i materiali usati erano certamente di qualità superiori alla media ed è un peccato che la macchina non abbia avuto maggiore diffusione. Personalmente ritengo che la Microcord si possa tranquillamente assimilare ad una Rolleicord con l’obiettivo Schneider Xenar mentre la Microflex possa fare il pari con le Rolleiflex con Tessar e Planar 3,5. Tra le copie/concorrenti di Rolleiflex considero quest’ultima macchina “di serie A” e certamente una delle primissime in questa speciale classifica; da notare che in Inghilterra è naturalmente nato un Club di fedelissimi possessori di Microflex e Microcord che considerano queste macchine assolutamente al pari di Rolleiflex (grazie anche al noto spirito nazionalista Britannico). Anche in questo caso bisogna concludere che il limite di esse fu dato dalla mancanza di una politica commerciale che ne portasse la diffusione a livello quantomeno Europeo, ovvero….. anche in questo aspetto Franke & Heidecke furono maestri inimitabili.