Rolleiflex & C.: Giappone e USA

Rolleiflex & C.: Giappone e USA

di Roberto Mirandola

Passate in rassegna le biottiche di provenienza Europea (considerate, forse non a torto, le più nobili) proviamo a dare uno sguardo fuori dal nostro Continente; scopriremo che alcune delle marche fotografiche che oggi vanno per la maggiore (leggi le Giapponesi) avevano immesso sul mercato alcune splendide macchine biottiche. Naturalmente anche negli USA alcuni tra i più importanti produttori avevano creato delle macchine che poco avevano da invidiare alle Rolleiflex.
Ma iniziamo dal Giappone. Minolta, Mamiya, Yashica, Olympus; ecco i nomi di coloro che crearono macchine veramente invidiabili (ed oggi questi produttori sono ben vivi e vegeti).

MINOLTA
Questa casa si era impegnata a fondo nella tipologia biottica; le sue macchine sono considerate da alcuni fotografi e collezionisti le uniche a poter stare su un piano di parità con le Rolleiflex, anche se personalmente concordo solo in parte con tale convinzione. Ciò a causa sia della qualità costruttiva sia del livello molto elevato delle magnifiche ottiche Rokkor di cui erano dotate. Minolta inoltre produsse una gamma ben diversificata di modelli con caratteristiche diverse tra loro e sempre migliori. Di una lunghissima produzione iniziata già nel 1936 con la Minoltaflex e continuata con le Minolta Automat nel 1939, vale certamente la pena di ricordare le 6×6 Minolta Autocord CDS prodotte dal 1955 fino al 1966 con lo splendido obiettivo Rokkor 75mm/f.3,5 e arricchite nel 65/66 da un esposimetro accoppiato al CDS e da un otturatore Citizen MVL fino a 1/500. Bellissime inoltre le formato 4×4 Minolta Miniflex dotate ancora del Rokkor 60mm/f.3,5. Credo che in una collezione completa di macchine biottica non debbano assolutamente mancare queste ultime citate, il cui unico limite purtroppo è dato dalla non facile reperibilità sul mercato Europeo.

MAMIYA
Vera pietra miliare nella storia delle biottiche è certamente rappresentata dalle macchine di questo produttore (ancor oggi sulla breccia) grazie ad alcune originalissime e vantaggiose soluzioni. Macchina che raggiunse pian piano un’ altissima qualità costruttiva essa nacque con indirizzo quasi esclusivo al mondo professionale. Robustissima (e pesante) e dotata di lenti di altissima qualità si poteva trovare nei listini dei negozianti fino a pochi anni fa, e certamente è ancora all’opera in qualche studio. Insieme alla Yashica 124 Mat ed alla Rolleiflex 2,8GX è stata una delle ultime portabandiera della tipologia biottica; è senza dubbio una macchina da amare. La sua dote più importante ed inimitabile è data dalla possibilità di intercambiare le ottiche ! Mentre Rollei, dopo un tentativo subito abortito, aveva seguito la strada di macchine dotate di ottica Grandangolare piuttosto che Tele, Mamiya scelse la via dell’intercambio delle ottiche. Il sistema, davvero originale (si cambia tutta la piastra porta-ottiche con i due obiettivi), era tutto sommato abbastanza pratico, anche se la piastra porta-ottiche aveva un peso ed un ingombro non trascurabili. Il fotografo poteva uscire con una sola macchina e tre “ottiche” diverse; volendo, con due corpi macchina (Colore e Bianco-Nero) e tre ottiche il gioco era fatto. Certo, il tutto aveva un suo peso ed ingombro, ma mai come portarsi dietro tre Rolleiflex con i relativi pesi, ingombri e…..costi! Data la notevole diffusione che ebbero queste macchine, trovare oggi una C 220 /C220F o, meglio ancora, una C 330 / C330F in ottime condizioni non è certo difficile, né i costi sono proibitivi; è assolutamente consigliabile. Così come non è difficile trovare le ottiche Tele e Grandangolo o gli accessori della vasta gamma Mamiya. Si avrà oltretutto la sorpresa di una resa ottica elevatissima; tenere presente che le ottiche Mamiya hanno una resa decisamente più “secca” rispetto a quella più “morbida” dei Planar 3,5 e 2,8.- Come dice saggiamente Derqui, la morbidezza la si può aggiungere poi in camera oscura (anche se lui non parla certo di Mamiya).

YASHICA
Questo produttore non è certamente da citare per un numero elevatissimo di versioni delle sue biottiche; anzi la sua produzione fu piuttosto scarna ed avara di novità; ritengo però che sia da ricordare perché le sue macchine erano assolutamente affidabili, dotate di un obiettivo Yashinon dalle prestazioni notevolissime e si vendevano ad un prezzo abbordabilissimo ed erano maneggevoli e leggere. Inoltre furono in produzione sino a pochi anni fa; particolare molto importante è rappresentato dalla presenza di un ottimo esposimetro accoppiato al CDS che faceva della Yashica Mat 124 G una tra le più moderne ed agili biottiche. Oggi è molto facile trovare magnifici esemplari di questa macchina al disotto dei 250 Euro; è un acquisto assolutamente consigliabile per chi voglia provare l’emozione della biottica 6×6 con una macchina completa, affidabile, moderna ed in grado di fornire risultati qualitativi davvero elevati.

OLYMPUS
Poco conosciute in Europa purtroppo, ed a torto, le biottica di Olympus apparvero sul mercato abbastanza tardi. Infatti il primo modello Olympus Flex B1 è datato 1952 ma, in compenso, è portatore di tutte le migliorie che Rollei ed altri avevano apportato alle proprie macchine. Soprattutto è dotato già in partenza di un’eccellente ottica Zuiko dalla luminosità f.2,8 (ricordiamo che Rollei aveva iniziato a dotare le proprie macchine di ottiche f.2,8 nel 1950 ma solo nel 1953 appaiono i Planar e Xenotar di alta qualità – i primi Tessar della 2,8A non erano certamente degli “occhi d’aquila”). La vita delle biottiche Olympus si concluse nel 1957 con le Olympus Flex AII e fu quindi una vita breve, ma le macchine prodotte sono ancor oggi in grado di fornire ottimi risultati. Anche in questo caso, non sarà facilissimo aggiungere una di queste macchine alla propria collezione; in Europa sono pressoché sconosciute.
E passiamo quindi alle macchine prodotte negli USA con una piccola prefazione; sembra a molti che il vero collezionismo fotografico debba essere innanzitutto Made in Germany e stilano una particolare classifica in cui mettono al primo posto assoluto la produzione Leica, al secondo posto le varie produzioni Made in Germany quali Zeiss, Voigtlander, Rollei, Robot, Agfa, ed altri, ed infine al terzo posto “il resto del mondo”. Poiché tutto è lecito possiamo anche accettare questa divisione per marchi (pur non condividendola assolutamente) ma attenzione. L’interesse collezionistico non sempre coincide con la qualità costruttiva ed ottica. Un tipico esempio è rappresentato dalla fotocamera biottica che voglio citare.

ANSCO NY
La ANSCO AUTOMATIC REFLEX fu una delle macchine classiche dei fotografi americani da cerimonia e da cronaca (in questo caso insieme alla mitica Graflex Sped Graphic). La macchina fu la creazione di una prolifica Industria Americana, la ANSCO New York appunto, attiva fin dal 1902 e alleatasi nel 1928 con la Germanica AGFA dando vita alla Agfa Ansco ; la produzione coprì moltissime tipologie e formati, dalle box cameras alle folding medio formato alle compatte 35mm. ed alle biottiche 6×6. La Automatic Reflex fu prodotta all’insegna della qualità elevata, sia meccanica che ottica ed ebbe anche una notevole diffusione. Il suo limite fu di non costituire un sistema in continuo sviluppo ma di fermarsi a due o tre modelli molto simili tra loro; ecco quindi che dovette soccombere allo strapotere di Rolleiflex. In Italia questa macchina è assolutamente sconosciuta ma è un peccato; se vi dovesse capitare di trovarne una in buone condizioni sareste molto tentati dall’impressione di solidità e precisione che trasmette. La qualità ottica fornita dall’obiettivo Ansco Anastigmat 83/3,5 inoltre è davvero notevole. Unico neo; da noi i ricambi sono un’eresia a se dovesse rompersi una macchina del genere, conosco pochissime persone in grado di ripararla in Italia. Quindi assicurarsi che il funzionamento sia assolutamente perfetto e trattarla con cura.