L’inizio del mito

L’inizio del mito

di Roberto Mirandola

E’ difficile decidere se l’inizio del “MITO” sia la fondazione dell’Impresa Franke & Heidecke, o la presentazione della loro prima fotocamera, la Heidoscop, o l’introduzione della loro prima biottica Rolleiflex; ma andiamo con ordine. Siamo nel primo decennio del secolo scorso; Franz Heideke era un giovane ma geniale tecnico che lavorava come Responsabile di Reparto presso la….Voigtlander, nota e prestigiosa Società produttrice di apparecchiature ottiche e fotografiche. Questa era la più anziana azienda fotografica del mondo essendo nata a Vienna nel 1756; aveva iniziato a produrre apparecchi fotografici nel 1840 e si era spostata a Braunschweig nel 1868; ma questa è un’altra storia!. Evidentemente l’incarico andava stretto per le idee di Heideke e ciò probabilmente fu evidente anche per Paul Franke; questi era invece uno scalpitante commerciale che si era formato alla …Voigtlander per poi passare ad altri incarichi come Responsabile Commerciale in altre aziende del settore ottico-fotografico. E’ quindi probabile che i due si fossero conosciuti proprio alla Voigtlander e lì avesse avuto inizio la stima reciproca, basata su una convinzione comune: gli apparecchi fotografici dovevano essere connotati innanzitutto dalla precisione meccanica che significa poi alta qualità (non che le creazioni Voigtlander non avessero queste prerogative, anzi!) ; decisero infatti di dar vita ad una propria azienda che chiamarono Franke & Heidecke aggiungendovi il termine “Prazisionsapparate”, ciò nel 1920. E’ interessante notare come l’intreccio con Voigtlander fosse iniziato già agli albori del secolo; dapprima la prestigiosa casa fu la culla per Franke e Heidecke ma dopo molti decenni essi ebbero la soddisfazione di crescere fino a dover “resuscitare” il marchio da un oblio inglorioso in cui Zeiss Ikon l’aveva relegato. Il primo parto della neonata azienda non fu però la biottica che tutti amiamo.

Infatti nel 1921 vide la luce, e fu un successo, la Heidoscop (definita Baby a causa del formato 4,5×10,7 mentre le successive versioni usavano il formato 6×13) poi seguita nel 1926 dalla Rolleidoscop. La prima fu un apparecchio per stereofotografia il cui nome trasse ispirazione dal suo progettista (Heidecke – Heidoscop) e fissava le immagini su pellicola piana o lastre fotografiche. Nel 1926 vide la luce la versione Rolleidoscop il cui nome trasse origine dal supporto fotografico diverso: il rullo fotografico.

E’ importante notare che da questo momento il suffisso “Roll” unito alle due prime sillabe di Heidecke determinò il nome “Rollei” e divenne il marchio che avrebbe contraddistinto per sempre ogni prodotto di questa azienda. Quindi per quasi tutto il decennio dei ’20 la produzione fu contraddistinta dalle macchine stereoscopiche; è solo nel 1929 che nasce la prima “Rolleiflex” (all’originario Rollei viene aggiunto il “flex” da reflex) dopo che circa una decina di prototipi erano stati messi a punto nel corso del 1928; questo modello verrà in seguito definito da taluni come “Original” e sarà l’inizio di una lunghissima vita giunta fino ai giorni nostri con la Rolleiflex 2,8 GX e producendo in totale oltre 3 milioni di esemplari. Vediamo ora cosa accadeva nel contempo nei “dintorni” di Rollei. La stereofotografia innanzitutto; in quegli anni era assai in voga questo tipo di fotografia ed altre case vi si erano cimentate. Ricordiamo tra le altre: Goerz Stereo Tenax, Nettel Stereodekrullo, Anthony Stereo Solagraph, Contessa Duchessa Stereo, Zeiss Citoskop, Ica Plaskop Stereo e Stereolette, Hernemann Stereo, Demaria Stereo, Kodak Stereo Hawk-eje, Lumiere Sterelux, Macis-Bucher Nil Melior Stereo, Plaubel Pokoskop, Richard Paris, Voigtlander Stereflektoscop.

La tipologia “Stereofotografia” ebbe poi un risveglio a cavallo degli anni’50/’60 (ricordate i dischettini Wiew Master?) con alcune splendide realizzazioni quali la Stereo Realist, la Stereo Graphic, la Stereo Mikroma e la meravigliosa, originale e Italianissima (su formato 120) Iso Duplex Super 120.

Tuttavia questo tipo di fotografia rimase sempre a livello di fenomeno di élite, una raffinata esercitazione di tecnica fotografica da parte dei progettisti, un passo importante nella storia della fotografia, ma mai un durevole strumento di lavoro e men che meno un fenomeno di massa. E’ indubbiamente una nicchia del collezionismo fotografico tra le più affascinanti alla cui tentazione è piacevolmente facile cedere.Venendo invece alla tipologia della Rolleiflex, definita TLR (Twin Lens Reflex), è necessario precisare che questa non fu un’invenzione di Reinhold Heidecke; la tipologia biottica infatti risaliva al secolo precedente. La New Academy di Marion & Co. Ltd. di Londra fu nel 1887 il primo esempio di cui si abbia notizia certa di TLR su lastre fotografiche; i formati andavano dal 3×3 all’ 8×11 circa (le misure originali erano in pollici).-

La Rolleiflex fu invece la prima macchina in cui tutte le prerogative erano presenti insieme e armonicamente; la macchina aveva una portabilità da “compatta” per quell’epoca, il vetrino di messa a fuoco era luminoso in virtù del cappuccio che lo proteggeva dalle infiltrazioni di luce diretta dai quattro lati e produceva esattamente l’immagine che poi la pellicola avrebbe registrato. Era presente già da allora una lente d’ingrandimento per la messa a fuoco di precisione, e vi era persino una livella a bolla d’aria inserita nel vetro smerigliato di messa a fuoco. L’otturatore era un Compur con velocità da 1/300 + pose BT mentre l’ottica era uno Zeiss Jena Tessar nelle versioni f.4,5 e poi f.3,8. Vi erano l’attacco per il flessibile e la possibilità per pose multiple. In questa prima versione non vi era un contapose ma una finestrella rossa sul dorso per il conteggio di esse all’avanzamento pellicola.