Focali variabili?

Focali variabili?

di Roberto Mirandola

Parlando delle fotocamere biottica di Mamiya abbiamo già fatto un brevissimo cenno alla possibilità di disporre di ottiche diverse con la tipologia biottica: proviamo quindi ad approfondire l’argomento che è davvero affascinante.

Alle fotocamere biottica venivano riconosciuti notevoli vantaggi quali, ad esempio, la possibilità di scattare avendo sempre presente nel mirino la scena inquadrata (cosa che non accade con le reflex a specchio ribaltabile), oppure la possibilità di scattare anche trovandosi in scenari in cui è importantissimo il silenzio (già se c’è un leggero rumore è pressoché impossibile sentire lo scatto dell’otturatore della propria Rolleiflex), oppure la possibilità di sincronizzare il flash su tutti i tempi di scatto, oppure ancora la possibilità di fotografare tenendo la macchina nelle più svariate posizioni (capovolta sopra la testa per sovrastare la folla o per sporgerla fuori da una trincea o per scattare all’indietro, girata di 90° a destra o sinistra per riprendere senza destare problemi di “privacy”).

Accanto a tanti pregi vi era però un limite considerato invalicabile ovvero la mancata possibilità di disporre di focali diverse dal normale 75 od 80 millimetri. Alla Franke & Heidecke ne erano ben consci, così come il problema fu affrontato in vario modo da altri produttori di biottiche.

Rolleiflex tentò una prima soluzione del problema nel 1958; infatti venne alla luce un modello speciale della Rolleiflex 2,8 E2 con ottiche intercambiabili. Per questo passo ci si affidò ancora una volta alle migliori ottiche disponibili sul mercato, ovvero Zeiss, e furono previste le versioni Grandangolo con ottica Distagon 60mm/f.5,6 e Tele con ottica Sonnar 135mm/f.4.- La variazione si otteneva togliendo tutta la piastra porta-ottiche originale con il Planar 80mm/f.2,8 e sostituendo ad essa la piastra del grandangolo o quella del Tele; naturalmente si doveva prima azionare uno schermo di protezione del film in uso in quel momento. L’idea era semplicemente eccezionale e suscitò entusiasmi ovunque, sia presso i critici che presso i fotografi, tranne che……….presso lo stesso Heidecke che decretò incomprensibilmente lo stop della produzione; ci si fermò quindi ai soli 10 esemplari di pre-serie.

Probabilmente nella mente del Padre delle Rolleiflex si era già deciso che massima precisione, affidabilità e solidità, sarebbero state garantite solamente dalla soluzione di dotare le macchine di ottiche fisse, sia Grandangolo che Tele; ovviamente le ottiche furono le Zeiss Sonnar 135mm/f.4,0 e Distagon 55m/f.4,0 simili perciò a quelle che avevano equipaggiato le 10 macchine di pre-serie. Fu così che nel 1959 entrò in produzione di serie la Tele-Rolleiflex (8.376 unità prodotte secondo Parker – 8.490 secondo Derqui – incerto secondo Evans, dal 1959 al 1974, codice K7S) e nel 1961 la Rolleiflex Grandangolo (Weitwinkel, 3.999 unità prodotte, dal 1961 al 1967, codice K7W); il corpo era ancora una volta quello del modello 2,8 E2.

La più pregiata ed ambita dai collezionisti è ovviamente la Weitwinkel, sia per la bassa quantità prodotta sia per la strepitosa resa del Distagon a 7 lenti che consentiva un ampio angolo di ripresa ed una profondità di campo incredibile oltre ad una nitidezza assoluta. Negli anni in cui fu prodotta non ebbe però un successo strepitoso presso i professionisti, anzi; pensate al peso da portarsi appresso con tre Rolleiflex e pensate soprattutto al costo da sostenere.

Fu così che Mamiya ebbe fortuna molto maggiore con la sua scelta di preferire piastre porta-ottiche intercambiabili. Un fotografo con corredo Mamiya poteva avere con sé due corpi caricati ciascuno con Colore e Bianco-Nero più una piastra porta-ottiche con una focale (poniamo Tele) mentre le altre due ottiche (poniamo Grandangolo e Normale) sarebbero state montate sui due corpi; vale a dire 3 pezzi in tutto ! L’analogo corredo Rolleiflex avrebbe richiesto 6 biottiche!! Una follia in termini di peso e costo!!

Ecco perché oggi le Rolleiflex Tele e Grandangolo vengono gelosamente custodite dai collezionisti (naturalmente anche a causa delle basse quantità prodotte che le rendono rare) e difficilmente esse vedono la luce per lavorare, mentre è più facile trovare fotografi che con tre pezzi Mamiya lavorano allegramente; c’è da capirli, anche perché un simile corredo Mamiya può essere acquistato al prezzo della sola Rolleiflex Grandangolo !!!Ora diamo qualche nota in più su quest’ultima, poiché della versione Tele avremo modo di parlare nel prossimo capitolo. Data l’esigua quantità prodotta, non è possibile trovare varie versioni, ma vale la pena precisare che dal 1964 erano disponibili le opzioni con esposimetro al selenio e vetro pianparallelo (accessorio per l’ottimizzazione della planeità della pellicola, in pratica un pressa-pellicola suppletivo in vetro ottico), le lenti addizionali disponibili (Rolleinar) erano solo in una versione per le riprese da 60 a 25 cm., erano disponibili la versione anche per pellicola 220 ed il Rolleikin per pellicola 35mm.

Notare infine alcuni particolari importanti: 1°, il numero di serie si trova sotto la lente da ripresa e quest’ ultima è l’unica ad avere la baionetta IV; 2°, assai più importante se si vuole cercare una Weitwinkel per la propria collezione, accertarsi che il pozzetto estraibile sia assolutamente quello originale. Infatti il pozzetto per la Grandangolo ha frontalmente una lente ottica adeguata a coprire il maggior angolo dell’obiettivo, in modo che le riprese sportive o a traguardo siano precise. Purtroppo si è visto ancora una Weitwinkel con il pozzetto della Rolleiflex 2,8 “normale” poiché era stato perso o rotto l’originale; in questo caso la macchina perde una parte assolutamente considerevole del suo valore perché “monca” di una parte importantissima.