Biottica da ritratto?

Biottica da ritratto?

di Roberto Mirandola

Il ritratto è certamente uno dei generi più affascinanti della Fotografia, ed è il genere in cui tutti provano a cimentarsi; dai principianti ai fotoamatori evoluti, dai professionisti ……..alle case produttrici di fotocamere.

Oggi è particolarmente facile applicarsi al fotoritratto; le monoreflex su pellicola 35mm o 120 dispongono di ottiche intercambiabili di pregevole progettazione e produzione e spesso ogni produttore ha in listino più di un obiettivo da ritratto. Si parte in genere dal 75mm sino al 135mm si va dall’altissima nitidezza ai soft-focus. Sono ben note le splendide ottiche 85/1,4 di Pentax e Contax, oppure l’85/1,2 di Canon od ancora i prestigiosi Nikon 105 e 135 Defocus Control, ma anche il 150/4,5 di Mamiya per la 7 II a Telemetro o infine le ottiche Sonnar 90/2,8 di Contax G2 o il classicissimo Summilux 75/1,4 di Leica. Oggi la scelta è vastissima sia a livello, di marca, di focale o di spesa.

Ma come si poteva affrontare e risolvere tale genere di riprese ai tempi delle biottiche? Virtualmente, rinunciando al ritratto classico cioè quello con un punto di ripresa stretto.

Infatti la resa prospettica di un Planar 80/2,8 a distanza ravvicinata generava pur sempre un “faccione”. E’ pur vero che era sufficiente stare ad una distanza tale da ottenere un ritratto “a mezzo busto” e poi tagliare in sede di stampa; la qualità elevatissima dell’obiettivo e la grandezza del negativo lo concedevano. Ma era un modo di aggirare il problema, non di risolverlo; e già allora i fotografi professionisti erano molto esigenti.

Abbiamo già visto quale risposta diedero i maggiori produttori di fotocamere, ed ora vorremmo approfondire. Naturalmente, visto che questa rubrica si intitola “Rollei & Dintorni”, partirò da Rolleiflex e vi proporrò un singolare parallelo; dato per scontato che Mamiya aveva risolto il problema con l’intercambio delle ottiche osserverò da vicino insieme a voi le soluzioni prospettate da Rolleiflex e….. Semflex.

Una prima grande sorpresa: Abbiamo visto nello scorso capitolo che Rollei aveva sperimentato nel 1958 la versione con ottica intercambiabile Sonnar 135/4 abbandonando l’idea dopo soli 10 esemplari di pre-serie e solo nel 1959 iniziò la produzione di serie della versione Tele ad ottica fissa, sempre con il Sonnar 135/4 fermandosi però a meno di 8.500 unità prodotte dal 1959 al 1976.

Ebbene, il produttore Francese SEM aveva in produzione già dal 1952 la sua Semflex Studio dotata di un obiettivo Berthiot 150/4 dalle splendide prestazioni. Ma ancor più sorprendente è che tale progetto derivava direttamente dalla biottica Rex Reflex, sempre Francese, che già nel 1950 portava un obiettivo da 150mm.

Della Semflex Studio furono prodotte fino al 1975 ben 17.000 unità in varie versioni, quindi quasi il doppio della Rolleiflex Tele, eppure essa è quasi sconosciuta. Vediamola più da vicino quindi.

Raffrontata alla Rolleiflex Tele la Semflex Studio è certamente più spartana; è anche più leggera con i suoi gr.1165 contro i 1535 di Rollei. L’obiettivo è leggermente meno luminoso (f.5,4 contro f.4,0) ma con una focale più lunga (150mm contro 135mm). Per contro è leggermente più luminosa l’ottica di ripresa (f.3,9 contro f.4,0).- Mentre Rollei mantiene intatto lo schema di famiglia (ricordiamo che la Tele è una 2,8 E2) con le due ottiche che si staccano dal corpo, nella Semflex vi era un raccordo più armonico tra lenti e corpo; in pratica le lenti erano affogate in una carenatura del corpo, donando alla macchina una linea certamente molto più elegante nella sua livrea totalmente nera.

L’otturatore delle prime Semflex Studio era un Orec francese con tempi da 1sec. a 1/400 (contro 1/500 di Rollei); nella pratica è meno evoluto dello splendido Synchro-Compur che equipaggiava la Tele. Tuttavia sulle serie successive fu installato proprio il Synchro Compur con tempi fino ad 1/500.

Sulla Semflex è sempre necessario armare l’otturatore indipendentemente dall’avanzamento pellicola; quest’ultima operazione avviene mediante manovella come nella Rollei ma con due movimenti di avanzamento successivi, mentre sulla Tele l’otturatore si carica contemporaneamente all’avanzamento.

Inoltre, mentre nella Tele la leva di avanzamento ruota sino a rientrare a scomparsa nell’apposito alloggiamento, nella Semflex essa ruota semplicemente di 90° ponendosi lateralmente in posizione di riposo. Mentre sulla Tele il mirino è sfilabile e con lastrina di messa a fuoco intercambiabile, sulla Semflex è fisso ma con lente di ingrandimento come nella concorrente.

Ancora diverse le soluzioni per la selezione di tempi e diaframmi. Classica, con i due dischi zigrinati ai lati delle ottiche sulla Tele, assolutamente personale sulla Semflex; qui infatti si selezionano i tempi con una ghiera coassiale all’ottica del mirino ed i diaframmi con una ghiera coassiale all’ottica di ripresa.

La sincronizzazione flash è del tipo MXV sulla Tele mentre sulla Semflex è presente un contatto bipolare che permetteva l’uso di un flash al magnesio e, con apposito raccordo, l’uso del flash convenzionale.
Altra notevole differenza progettuale sta nell’obiettivo; il Sonnar è un raffinato 5 lenti in 3 gruppi mentre il Berthiot è un più classico 4 lenti in due gruppi (schema Tessar). Nella pratica però posso affermare che anche il Berthiot ha una resa davvero notevole, propria degli obiettivi da studio

Il pulsante di scatto rappresenta un’altra differenza notevole; esso è costituito sulla Semflex dalla stessa levetta dell’otturatore; portandola verso destra si arma l’otturatore ed un meccanismo a molla la riporta in centro, spingendola a sinistra si scatta la foto. E’ un meccanismo certamente più rudimentale ma, nella pratica, non da adito a problemi di sorta (posto che è necessario ricordarsi di avanzare la pellicola con l’apposita manovella). A sinistra di questa levetta vi è il foro filettato per lo scatto flessibile, mentre sul lato opposto si trova il selettore per il sincro flash con le posizioni X ed F.

Sulla Tele invece il pulsante di scatto è nella consueta posizione in basso a destra, con il fermo della sicura contro gli scatti accidentali coassiale, mentre il contatto sincro è sul lato opposto.

Altra differenza evidente è nelle possibilità di uso della pellicola fotografica; la Semflex non aveva né la possibilità di lavorare con pellicola 35mm (non prevedeva quindi il Rolleikin) né con pellicola 220, possibilità queste previste invece dalla Rolleiflex. Ma se pensiamo all’uso per cui era stata prevista, ovvero il ritratto di alta qualità in studio, dobbiamo ammettere che non era di nessuna utilità la possibilità di usare pellicola 35mm e nemmeno la 220. Infatti, se da un lato non aveva senso sacrificare la qualità con l’uso di un negativo 35mm cui apportare poi notevoli ingrandimenti, d’altro canto le 12 pose consentite dal film 120 erano largamente sufficienti per una sessione di lavoro al ritratto.
Infine una particolarità della Semflex Studio versione “Atelier”; quest’ultima veniva fornita con un supporto mobile alla sua base, tale da consentire di ribaltare la macchina in avanti mentre era fissata al cavalletto e sostituire la pellicola senza dover staccare l’apparecchio dal treppiede. Segno questo che faceva comprendere come la macchina fosse stata concepita espressamente per lavorare ai ritratti in studio (da qui il nome, Semflex Studio). Questa particolarità fa sì che molto spesso sia possibile trovare questo tipo di macchina in ottime condizioni; lavorare in uno studio, quasi sempre sul treppiede non era certo stressante…!

Concludendo, non è certo originale affermare che la Rolleiflex Tele si trova ad un livello di qualità generale ben più elevato della Semflex Studio, né quest’ultima era nata per far da contraltare alla Tele essendo apparsa sul mercato ben prima.
Nella pratica però anche quest’ultima può dare con continuità risultati ben superiori alle comuni aspettative, grazie all’eccellente ottica Berthiot ed alla qualità generale estremamente accurata.
Infine bisogna annotare che le Semflex furono il frutto di una piccola impresa personale di Paul Royet il quale non disponeva certo dei capitali che invece furono la grande forza di Franke & Heidecke. Alla luce di questa considerazione si può capire come i risultati che SEM ottenne furono quindi di grande rilievo.