6×6 o 4×4?

6×6 o 4×4?

di Roberto Mirandola

Facciamo un grande passo indietro nel tempo e portiamoci mentalmente nel 1931, riferendoci, naturalmente, al mondo fotografico della Franke & Heidecke. Nel 1931 tale azienda aveva già prodotto il primo modello della sua biottica su pellicola 120 per negativi 6×6; di tale macchina definita “Original” o più semplicemente “Rolleiflex 1929” erano già stati prodotti 35.170 esemplari, suddivisi nelle quattro varianti: “K1 611 – K1 612 – K1 613 – K1 614” ed il successo a livello mondiale era stato strepitoso. Tanto che di lì a poco sarebbe entrata in produzione la “Rolleiflex Standard Alt” di cui sarebbero stati prodotti ben 95.023 esemplari.
Tutto ciò era il segno che l’abbinata della visione reflex biottica su pellicola 120 era stata graditissima dal mondo fotografico professionale ed amatoriale.

Eppure, quasi a sorpresa, la Franke & Heidecke mette in produzione nel 1931, quindi quasi contemporaneamente alla Standard Alt, una versione ridotta nelle dimensioni e nel formato della ormai celebre Rolleiflex 6×6; si tratta della “Rolleiflex 4×4”, macchina per riprese su pellicola 127 con negativi 4×4 appunto! Quale fu il motivo di tale scelta ? Quale fu la motivazione prevalente tra quella industriale e quella commerciale? Non poteva tale scelta portare una concorrenza poco vantaggiosa in seno alla stessa famiglia creando confusione tra i fotografi?

Avendo imparato a conoscere ed apprezzare le doti di lucidità ed equilibrio di Franke ed Heidecke potremmo tranquillamente affermare che la scelta fu estremamente ponderata. Essa fu infatti il tentativo di arginare lo strapotere che si stava profilando da parte del formato 35mm sotto la spinta di Leitz.

Già dalla sua apparizione commerciale sul mercato nel 1925 con il modello IA, la Leica aveva destato un interesse impressionante e nel 1930 si erano già succedute le versioni IA – IB – IC e quest’ultima aveva introdotto la novità delle ottiche intercambiabili. Il mercato aveva quindi finalmente a disposizione uno strumento agile, leggero, semplicissimo da usare e affidabile che permetteva di ricavare negativi su pellicola in rullo 24x36mm. Come rispondere a tale offensiva?

La risposta fu,in teoria, semplice; bastava ridurre le dimensioni della Rolleiflex pur mantenendone tutti i pregi in modo da aumentarne la portabilità. Fu così che nacque la “Baby” 4×4 con pellicola 127 per ottenere 13 negativi 40x40mm contro i 24x36mm del passo Leica, ovvero un’area utile di mm/q 1600 contro 864; praticamente il doppio!

A livello di quantità di informazioni registrabili su pellicola e quindi di qualità finale di stampa la partita era fortemente a vantaggio della “Baby” ma, come ben sappiamo, il mercato decise diversamente. Anche a guardare i numeri della produzione iniziale si ricava l’impressione che nemmeno i suoi creatori avessero voluto “spingere” il prodotto; infatti la versione 4×4 A vide 14.700 macchine tra il 1931 ed il 1938, mentre la versione 4×4 B solo 2.674 tra il 1938 ed il 1944, con un’evidente sofferenza a causa del secondo conflitto mondiale. Eppure queste versioni della 4×4 sono assolutamente splendide, addirittura irresistibili per un collezionista; “vestite” di nero, con l’avanzamento a manovella e con una dotazione tecnica molto simile a quella di un’Automat, sono dei veri e propri gioielli di raffinata progettazione tecnico-ottica. Aggiungiamo una nota di colore precisando che esse furono fortemente caldeggiate dalla moglie di Heidecke, la signora Guglielmina, che vedeva in esse la “macchina per le signore”; quando si dice “cherchez la femme…”.


Questa volta la spinta sul mercato fu veramente considerevole, forti del fatto che le diapositive ricavate dalla pellicola 127 potevano essere proiettate normalmente in quanto fruivano dei telaietti della stessa dimensione del 24×36; inoltre le macchine 35mm avevano iniziato a crescere in peso e dimensioni, diventando quindi assolutamente paragonabili, anche in eccesso, alle piccole Baby 4×4.

Ma, naturalmente, la Rolleiflex non rimase da sola sul mercato; anzi.
Il suo esempio venne seguito da altri grandi nomi dell’industria fotografica mondiale. Ecco quindi la Yashica 44 del 1958 e le sue differenti versioni tra cui la 44LM con esposimetro, e la bellissima Minolta Miniflex del 1959, e quindi le Walz Automat 44, e le Ricoh Super 44 e le Laqon 44, tutte a cavallo tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60.- Ancora una volta, dopo le Rolleiflex, le migliori interpreti di questa categoria furono le Yashica 44 dotate di un ottimo Yashinon 60mm/f.3,5 e le Minolta Miniflex con un eccellente obiettivo Rokkor 60mm/f.3,5. Queste ultime, prodotte in meno di 5.000 esemplari, sembrano ormai introvabili ed inavvicinabili come quotazione e quindi preda estremamente ambita per il collezionista.

Entrambe erano equipaggiate con otturatori da 1 sec. a 1/500, Citizen MVL per la Minolta e Copal SV per la Yashica.

Ma vale oggi la pena di pensare alla fotografia in 4×4 e, in caso di risposta positiva, quando e perché preferirlo al 6×6?

– Una primissima considerazione è di carattere economico, ovvero: quanto mi costerebbe una biottica 4×4?

Le Minolta Miniflex si possono pagare (trovandole…) tra i 700 ed i 1.000 U.S.Dollars, molto di meno le Yashica che si possono trovare già a partire dai 100/120 $, mentre un discorso a parte meritano le “Baby” di Rolleiflex. Accontentandosi, si fa per dire, della versione Grigia post-war si dovrebbe pagare intorno ai 300/350 $ che salgono drammaticamente oltre gli 800 $ per la versione Nera. E’ evidente il consiglio di puntare su una Baby Grigia, per il vantaggio dato dalla maggiore commerciabilità.

– Seconda considerazione, che fino a qualche tempo fa era comunque la più importante, è in relazione al tipo di pellicola. La pellicola 120 per le Rolleiflex 6×6 la si trova dove, come e quando si vuole, poiché è la pellicola professionale per eccellenza diffusissima in tutto il mondo.
Le 4×4 usano invece la pellicola 127 che fino a qualche tempo fa era introvabile. Oggi però, grazie al produttore MACO di Amburgo, la pellicola è tornata in produzione ed è reperibile sia nella versione Bianco-Nero da 100 ISO che nella versione per Diapositive a colori, sempre da 100 ISO. L’importatore italiano è la Puntofoto di Milano e vende i rullini per corrispondenza con ottimi prezzi ed in quantità minima di 10 rullini per tipo. Vi è poi un altro produttore a Zagabria, la EFKE, che produce però solo il Bianco_Nero da 100 ISO.

Ecco quindi che usare una biottica 4×4 può diventare veramente affascinante; la macchina è più piccola e leggera di una 6×6, l’ottica è di tutto riguardo trattandosi, nel caso della Baby Rolleiflex, di un ottimo Schneider Xenar 60mm/f.3,5, le pellicole sono reperibili e consentono, nel caso del Bianco-Nero, la soddisfazione di essere trattate in casa e, soprattutto, si può godere la soddisfazione di proiettare diapositive in un formato e quindi con una resa, superiore al 35mm, pur senza imbarcarsi nell’impresa di un proiettore per il medio formato.
E allora perché non provare? Io l’ ho già fatto con grande soddisfazione e, se proprio dovessi stancarmi, vedrò comunque la mia collezione con una splendida piccolina a far bella mostra di sé vicino ad una compassata 2,8F.