VITA DURA PER LA VITE

Vita dura per la vite

di Danilo Cecchi

 

Fino alla nascita delle fotocamere portatili di formato medio piccolo non esistevano accoppiamenti obbligati fra fotocamere e obiettivi. In teoria qualunque obiettivo purché con un campo sufficientemente ampio poteva essere montato su qualunque fotocamera di grande formato qualunque esso fosse. Al limite rimanevano scoperti gli angoli della lastra.  Addirittura esistevano obiettivi scomponibili da utilizzare separatamente per il paesaggio e da utilizzare accoppiati per il ritratto. I costruttori ottici dotavano i loro obiettivi con montatura in ottone di innesti a vite che i costruttori di fotocamere replicavano in qualche modo senza arrivare a veri e propri accordi. Con l’arrivo delle fotocamere portatili ogni costruttore di fotocamere comincia ad equipaggiare i propri apparecchi con gli obiettivi più adatti. Dal semplice menisco montato sulle fotocamere economiche ai più complessi tripletti montati sulle fotocamere più pretenziose fino ai prestigiosi Tessar o Heliar montati sulle fotocamere di lusso. Ogni fotocamera si distingueva allora non tanto per il formato o le caratteristiche ma per la coppia obiettivo/otturatore che montava. La scelta dell’obiettivo veniva fatta a monte in base alla luminosità ed alla definizione dell’obiettivo ed in base alla precisione ed alla versatilità dell’otturatore. Un obiettivo Tessar su otturatore Compur era ritenuto all’epoca il massimo.  Poiché solo in casi particolari si sentiva l’esigenza di montare sulle fotocamere portatili degli obiettivi con angoli di ripresa molto ampi o molto ristretti la scelta dell’obiettivo di base risultava essere quasi sempre una scelta definitiva.

 

La moda degli obiettivi intercambiabili sulle fotocamere portatili arriva nei primi anni Trenta con le fotocamere a telemetro 35mm Leica e Contax e con le monoreflex di medio formato Reflex Korelle ed Exakta Vest Pocket. Sono quattro fotocamere tedesche, e ben tre di queste fotocamere montano obiettivi con innesto a vite, ma si tratta di viti molto diverse l’una dall’altra. Leitz standardizza nel 1931 l’innesto a vite per le Leica nelle misure 39x1mm, Ihagee standardizza nel 1933 l’innesto a vite per le Exakta VP portandolo da 39.5×0.5mm a 39.5×0.75mm e Kochmann utilizza nel 1935 per le Reflex Korelle un innesto a vite di 41mm prima di passare nel 1938 all’innesto a baionetta. Nel 1938 nasce ad opera della società Kamera Werkstaetten di Gute e Torche la prima reflex 35mm con innesto a vite, la Praktiflex. Gli obiettivi hanno un innesto di 41mm di diametro, molto simile a quello appena abbandonato dalla Reflex Korelle, ma non compatibile per motivi di tiraggio. Nel periodo prebellico ogni costruttore adotta uno standard proprio, anche se il diametro varia entro limiti molto stretti, da 39mm a 41mm. Gli anni del dopoguerra se vogliamo saranno ancora più confusi e fino a metà degli anni Cinquanta non si potrà parlare di standardizzazione.

(come nella migliore tradizione del romanzo popolare o dei fumetti… continua)