ICAREX A VITE

ICAREX A VITE

di Danilo Cecchi

Nel 1966 in seguito al protocollo di collaborazione industriale e commerciale siglato fra le due società tedesche Zeiss Ikon di Stoccarda e la Voigtlaender di Braunschweig nel tentativo di arginare in qualche modo lo strapotere giapponese viene messa in produzione una reflex 35mm a tendina battezzata Icarex 35. La fotocamera è il frutto della collaborazione fra le due aziende e si affianca alla produzione delle reflex 35mm della Zeiss Ikon come le Contaflex e le Contarex ed alla produzione delle reflex 35mm della Voigtlaender come le Bessamatic e le Ultramatic senza sostituire nessuna di queste fotocamere. Seguendo un strano concetto di non ingerenza la Icarex utilizza un innesto a baionetta che la rende di fatto incompatibile con gli obiettivi intercambiabili delle Bessamatic ma anche con gli obiettivi intercambiabili della Contarex. Per la Icarex 35 vengono messi in produzione nuovi obiettivi firmati con nomi tipici della produzione ottica della Voigtlaender, come lo standard Ultron 50mm f/1.8, i grandangolari Skoparex ed i teleobiettivi Dynarex. Il parco ottiche comprende tuttavia anche obiettivi Tessar e Pantar 50mm f/2.8 mentre sul corpo macchina delle Icarex 35 compare il marchio Zeiss Ikon.

La Icarex 35 è una fotocamera macchinosa dalle prestazioni inferiori a quelle della Contarex, sia dal punto di vista del corredo ottico che dal punto di vista meccanico. Esteticamente la Icarex 35 si presenta come una fotocamera piuttosto tozza e massiccia, come nello stile Zeiss Ikon, con una cassa squadrata con gli spigoli tagliati ad ottagono, un frontale lineare e pesante con un grande mirini pentaprismatico intercambiabile dalla base larga e dal tettuccio piatto. I comandi raggruppati sul tettuccio sono costituiti da una corta leva di carica con il selettore delle velocità coassiale, dal pulsante di scatto e dal manettino di ribobinamento con l’anello per la memorizzazione del film all’esterno. Sul frontale a destra ci è la levetta dell’autoscatto ed a sinistra un lungo pulsante per la chiusura manuale del diaframma. L’otturatore offre le velocità da mezzo secondo a un millesimo di secondo e la fotocamera offre la possibilità di intercambiabilità dei mirini ma è sprovvista di un esposimetro TTL. Uno dei mirini incorpora un esposimetro TTL non accoppiato e permette di trasformare la Icarex 35 nella Icarex 35CS. Il mirino esposimetro della Icarex 35 CS è ben lontano dalle prestazioni offerte ad esempio dal Photomic della Nikon F e nel 1967 non rappresenta certo una novità degna di interesse. Nel 1968 accanto alla Icarex 35 viene messa in produzione la Icarex 35S priva di mirino intercambiabile, identica nell’estetica e nella strumentazione, con un mirino prismatico fisso e con un esposimetro TTL incorporato. Nonostante la presenza dell’innesto a baionetta per la Icarex 35S viene scelto un sistema di misurazione della luce di tipo stop down con chiusura effettiva del diaframma durante la misurazione. Questa scelta permette di utilizzare tutti gli obiettivi della Icarex 35 ma penalizza le prestazioni della Icarex 35S. Il successo delle Icarex 35 e delle Icarex 35S in rapporto a quello ottenuto nello stesso periodo dalle reflex giapponesi è deludente, tanto che nel 1969 la direzione della Zeiss Ikon decide di immettere sul mercato le Icarex 35 e le Icarex 35S equipaggiandole con un innesto a vite standardizzato 42×1. Con questa mossa si presume di allargare la massa degli acquirenti integrando in qualche modo il sistema Icarex nei sistemi fotografici già presenti sul mercato, nel sistema tedesco Edixa, nel sistema tedesco orientale Praktica e nei sistemi giapponesi Asahi Pentax, Yashica e Mamiya. Alle Icarex a vite vengono assegnati i numeri di codice 10.3500 per il modello 35 e 10.3600 per il modello 35S mentre i codici delle versioni a baionetta erano rispettivamente 10.2000 e 10.3300. Per identificare al primo colpo d’occhio le Icarex con innesto a vite dalle Icarex con innesto a baionetta che rimangono in produzione nello stesso periodo le prime vengono siglate Icarex 35 TM e Icarex 35S TM dove la sigla TM sta per Thread Mount, mentre le seconde vengono siglate Icarex 35 BM e Icarex 35S BM dove la sigla BM sta per Bajonet Mount. Le Icarex vengono costruite con finiture cromate argentate ma anche con finiture in colore nero e su alcuni esemplari viene riportata la sigla PRO ad indicare un impiego di tipo professionale. Anche il parco ottiche viene ripensato e vengono realizzati in versione con innesto standardizzato a vite 42×1 gli obiettivi standard Ultron 50mm f/2 e Tessar 50mm f/2.8 oltre al grandangolare Skoparex 35mm f/3.4 ed al teleobiettivo Super Dynarex 135mm f/4. Vengono promessi altri obiettivi come il grandangolare Distagon 25mm che di fatto non arrivano sul mercato. Il tiepido successo delle Icarex non riesce a riscattare le perdite economiche della Zeiss Ikon che come è noto nel 1971 decide ufficialmente di sospendere la produzione di fotocamere e pone termine all’avventura delle Icarex.

Ma l’avventura non si conclude del tutto con la fine prematura delle Icarex ed alla fine della sua parabola la Zeiss Ikon si permette un sussulto di creatività. Nel 1971 la Zeiss Ikon presenta la sua ultima reflex 35mm battezzata Zeiss Ikon SL 706, codice di riferimento 10.3700. La Zeiss Ikon SL 706 è una reflex a vite che deriva in maniera determinante dalla Icarex, di cui utilizza la struttura di base e l’otturatore. La carrozzeria viene modificata e resa più elegante, con il tettuccio ridisegnato, il cappuccio del pentaprisma più slanciato e la staffa del flash con il contatto diretto. La strumentazione ripete invece quella della Icarex mentre il sistema di misurazione TTL della luce viene modificato sostanzialmente. Sul retro degli obiettivi con innesto a vite della Icarex era presente una piccola piastrina mobile dalle funzioni un poco misteriose. Ruotando l’anello per la selezione del diaframma la piastrina posta sul retro della montatura dell’obiettivo si muove leggermente in avanti o all’indietro. Sul corpo macchina della fotocamera Zeiss Ikon SL 706 in corrispondenza di tale piastrina un perno mobile trasmette il movimento della piastrina al simulatore del diaframma informandolo sul valore selezionato e permettendo la misurazione con il diaframma alla massima apertura. Oltre ai vecchi obiettivi a vite per Icarex 35S TM vengono presentati per la Zeiss Ikon SL 706 nuovi obiettivi come lo standard Ultron 50mm f/1.8, i grandangolari Skoparex 35mm e 25mm f/2.8 e i tele Dynarex 85mm f/2.8 e 200mm f/4.0. La fotocamera Zeiss Ikon SL 706 viene commercializzata per un breve periodo prima del blocco totale della produzione di fotocamere da parte della Zeiss Ikon, ma sopravvive ancora per un paio di anni sotto un nuovo nome ed una nuova veste.

UNA VITE PER VOIGTLAENDER

Dopo la cessazione della produzione di fotocamere da parte della Zeiss Ikon la società Voigtlaender si trova in un certo senso libera di programmare la propria produzione e di riprendere da sola l’avventura iniziata con l’ingombrante partner di Stoccarda. Fra i progetti che vengono rimessi in moto vi è la reflex a vite SL-706 che viene ribattezzata con la sigla VSL-1 e viene rimessa in produzione nel 1974 sostituendo al marchio Zeiss Ikon il marchio di Braunschweig. Le modifiche estetiche sono minime ed il sistema di simulazione del diaframma rimane immutato così come viene mantenuto l’innesto a vite degli obiettivi. La fotocamera Voigtlaender VSL1 viene costruita nelle versioni con finiture cromate e con finiture nere e viene equipaggiata con obiettivi con innesto a vite firmati Voigtlaender, a partire dall’obiettivo standard Ultron 50mm f/1.8. Alla produzione iniziale realizzata in Germania segue la produzione decentrata negli stabilimenti orientali di Singapore dove la fotocamera viene costruita ancora nelle versioni con finiture cromate oppure nere. Gli esperti ed i collezionisti Voigtlaender fanno distinzione fra gli esemplari “Made in Germany” e quelli “Made in Singapore” anche se in effetti le differenze non esistono. Nel 1976 in seguito agli accordi commerciali con la Rollei la fotocamera Voigtlaender VSL1 viene costruita con un innesto a baionetta identico a quello delle Rolleiflex SL 35M e Rolleiflex SL 35ME e viene affiancata dal modello con otturatore elettronico Voigtlaender VSL2 e VSL3. Per diversificare le fotocamere VSL1 con innesto a vite da quelle con innesto a baionetta queste ultime vengono individuate dalla sigla BM. Nonostante l’accordo fra Voigtlaender e Rollei il successo commerciale delle reflex 35mm delle due marche tarda a giungere e la produzione si arresta già all’inizio degli anni Ottanta. Le fotocamere Voigtlaender VSL1 a vite godono del dubbio privilegio di essere in assoluto le ultime reflex a vite costruite nella Germania Federale.