DA PRAKTIFLEX A PRAKTICA

DA PRAKTIFLEX A PRAKTICA

di Danilo Cecchi

Nel marzo del 1939 mentre a Berlino Adolf Hitler getta la maschera e proclama i suoi veri propositi mettendo sotto il protettorato tedesco lo stato Céko ed avanzando con un ultimatum le proprie pretese su Danzica e sulla Polonia, nella stessa Germania altri avvenimenti meno tragici segnano in maniera forse meno pesante ma altrettanto irreversibile la storia della fotografia reflex 35mm. A Niedersedlitz presso Dresda la  società Kamera Werkstaetten inizia a costruire la sua prima fotocamera reflex 35mm battezzandola con il nome Praktiflex. La società Kamera Werkstaetten fondata nel 1919 dai soci Paul Gute e Benno Torsch, costretti nel 1937 ad emigrare dalla Germania perché ebrei, viene ceduta nell’aprile del 1938 all’imprenditore americano Charles Noble e la sede viene trasferita dalla Barensteinerstrasse di Dresda alla vicina Niedersedlitz in Bismarckstrasse. La produzione della Praktiflex avviene sotto la nuova gestione e prosegue praticamente senza interruzioni anche durante gli anni del secondo conflitto mondiale per essere utilizzata anche dalle forze armate tedesche. Forse è esagerato affermare che la Praktiflex è figlia delle leggi razziali, del nazismo e della guerra, ma è certo che la sua nascita non si pone sotto una buona stella.

 

Lo specchio della società

 

La società KW è nota negli anni Trenta per aver costruito fotocamere fortunate ed interessanti, come la fotocamera pieghevole 9x12cm Patent Etui, e per aver costruito nel 1931 la reflex pieghevole biottica 6x6cm Pilot. Nel 1933 la società KW costruisce la sua prima reflex monoculare 6x9cm, una fotocamera a specchio del tipo a scatola equipaggiata con un  obiettivo non intercambiabile. Alla reflex non viene attribuito nessun nome particolare e nei cataloghi viene citata come KW Reflexbox. Come dire scatola con specchio, poco più di un giocattolo. Nel 1935 la società KW costruisce una monoreflex 6x6cm per film in rullo che viene questa volta battezzata con il nome Pilot, ma si tratta ancora di una box camera con otturatore a moto alternato e con un obiettivo non intercambiabile ma che è già disponibile a scelta in tre luminosità diverse, f/6.3 f/4.5 e perfino f/3.5. Ovviamente il modello con f/3.5 costava all’epoca più del doppio del modello f/6.3. Alla Pilot 6x6cm segue nel 1939 la Pilot Super per i due formati 6x6cm e 6×4.5cm, con un otturatore a quattro velocità e con un obiettivo intercambiabile. La scelta degli obiettivi sembra essere stata limitata ad obiettivi standard di diversa luminosità, da f/4.5 f/3.5 fino a f/2.9. Si tratta anche in questo caso di una fotocamera modesta, assolutamente non in grado di competere con le contemporanee Reflex Korelle e Primarflex ma rappresenta un interessante approccio al problema.

 

La faida sassone, Praktiflex contro Exakta

 

Dopo aver trafficato con gli specchietti mobili per quasi sei anni la società KW ritiene di aver acquisito una esperienza sufficiente e decide di tentare l’avventura del 35mm. Una simile avventura era iniziata proprio a Dresda nel 1936 con la Kine Exakta. Il progetto voluto dalla nuova dirigenza di Noble viene affidato ad Alois Hoheisel che alla fine del 1938 presenta il prototipo definitivo. Alla Fiera primaverile di Lipsia del 1939 la nuova fotocamera fa il suo ingresso ufficiale nel mondo fotografico. Il nome Praktiflex indica un retroterra consolidato di esperienza e la presenza di uno specchio, ma sembra essere uno sberleffo alla Exakta della Ihagee. Se la fortunata Exakta è “esatta” ma un poco complicata la fotocamera della KW è altrettanto precisa ma più “praktica”. Rispetto alla Exakta la reflex della KW offre prestazioni più limitate ed un otturatore a tendina con una gamma di velocità più ridotta, con sei valori da 1/20 1/50 1/100 1/200 1/300 a 1/500 oltre alla posa B. Mancano le velocità lente e manca l’autoscatto ma le prestazioni offerte sono in definitiva le stesse offerte dalla Leica prima della presentazione del modello Leica III del 1933.  Rispetto alle caratteristiche tecniche offerte dalla Exakta la Praktiflex si pone su di un gradino più basso. Perfino l’aspetto estetico della Praktiflex è più dimesso di quello della Exakta, è meno caratteristico, più goffo e sgraziato e meno incisivo. Il mirino è del tipo a pozzetto con il cappuccio apribile per la visione dall’alto e con una lente di ingrandimento rotonda incernierata di lato. Il coperchio del pozzetto è apribile al centro e funge da mirino a traguardo.  I comandi sono costituiti da due grosse rotelle zigrinate ed il pulsante di scatto privo di filettatura per il flessibile è sul tettuccio. Il movimento dello specchio viene comandato dal pulsante di scatto. Rilasciando il pulsante lo specchio ricade in basso in posizione di lavoro, al contrario di quello della Exakta che rimane invece bloccato in alto oscurando completamente il mirino reflex. Quello della Praktiflex non è ovviamente di uno specchio con ritorno istantaneo ma offre qualche vantaggio in fase di ripresa. Il dorso della fotocamera si apre mediante un chiavistello laterale ma non è incernierato ed è completamente staccabile. All’interno della fotocamera un rocchetto ricevente fisso impedisce l’impiego del film con il passaggio da caricatore a caricatore.

 

Nuova vite per la Praktiflex

 

Per la Praktiflex viene inventato, forse per timore di sanzioni,  un innesto a vite che è appena più largo dell’innesto a vite della Leica. Se l’innesto della Leica ha un diametro di 39mm quello della Praktiflex ha un diametro di 40mm. Per la Praktiflex vengono offerti fino dal 1939 obiettivi standard da 50mm di diverse marche e luminosità, dai modesti Laack Dialytar e Ludwig Victar f/3.5 ai più apprezzati Schneider Xenar e Carl Zeiss Jena Tessar, entrambi nelle luminosità f/3.5 e f/2.8 fino ai prestigiosi 50mm f/2 Xenar e 58mm f/2 Biotar. Non mancano i teleobiettivi montati su tubo cromato come lo Xenar 105mm f/4.5. Ovviamente tutti gli obiettivi della Praktiflex hanno il diaframma con chiusura manuale.

 

La Praktiflex è lunga 15cm e profonda 4cm. L’altezza  al tettuccio è di 7cm ed  al coperchio del pozzetto è di 8cm.  Il suo peso è di 650 grammi. Messa accanto ad una Leica la Praktiflex sembra grande e goffa, il mirino sembra difficile da usare per le inquadrature di soggetti in movimento, è impossibile da usare per le inquadrature verticali che risultano capovolte e sembra anche buio e opaco, specialmente con gli obiettivi standard f/3.5. Viceversa con i teleobiettivi la fotocamera viene maggiormente apprezzata anche perché il confronto diretto è con le scatole reflex Ploot della Leica e Flektoscope della Contax che non sono esempi di semplicità.

 

Varianti a bizzeffe

 

Il primo modello Praktiflex viene costruito nella primavera del 1939 in poche centinaia di esemplari e riporta sul frontale il nome Praktiflex scritto in corsivo con caratteri spigolosi d tipo gotico. Nell’agosto del 1939 viene operata una prima piccola variante, vengono aggiunte le velocità intermedie 1/30 e 1/75 portando il numero delle velocità da sei a otto e contemporaneamente viene utilizzato per il nome sul frontale un carattere corsivo e rotondo, fluido e dolce, tutto all’opposto del primo. I comandi rimangono per il momento immutati e vengono costruiti ancora qualche centinaio di esemplari fino al novembre del 1939. Nel dicembre del 1939 i comandi vengono modificati, il bottone di caricamento dell’otturatore e di avanzamento del film diventa più piccolo con il disco del contapose sagomato a cono in uno stile che somiglia a quello della Leica. Anche il bottone del ribobinamento diventa più piccolo, più alto e più stretto. A partire dall’aprile del 1940 sul frontale della fotocamera vengono aggiunti due originali ganci per la cinghia, che alla fine dell’anno vengono sostituiti da due semplici anelli posti in alto sui fianchi. Nel corso del 1939 vengono costruite più di 1400 Praktiflex e nel corso del 1940 ne vengono costruite quasi 6000. Il numero di serie progressivo viene inciso sul fondello al di sotto della scatola cromata dello specchio. La produzione prosegue nel 1941 a ritmo ridotto con 1750 esemplari e viene annunciato nello stesso anno un modello Praktiflex II sincronizzato e con velocità fino a 1/1000 che non verrà mai messo in produzione. Il periodo è difficile ed è già dura garantire la continuità della produzione senza mettere altra carne al fuoco. Nel corso del 1942, del 1943 e del 1944 la produzione decresce in continuazione con 850 esemplari il primo anno e rispettivamente 500 e 400 esemplari per gli anni successivi. La produzione prebellica delle Praktiflex si caratterizza per essere stata eseguita talvolta con finiture nere e talvolta con rivestimenti di diverso colore, oltre che con le finiture standard cromate con rivestimento nero. La Praktiflex si fa notare anche per le forniture militari per la marina.

 

In mezzo al conflitto

 

La distruzione sistematica della città di Dresda per mezzo dei bombardamenti alternati inglesi ed americani del febbraio del 1945 non tocca che in parte gli stabilimenti della KW di Niedersedlitz e quando nei primi di maggio del 1945 le truppe sovietiche entrano in Dresda trovano le officine KW ancora in grado di funzionare. Come riparazione per i danni di guerra viene chiesto fra l’altro dai sovietici un notevole quantitativo di fotocamere Praktiflex. Nel corso del 1945 vengono costruite più di 1400 fotocamere Praktiflex identiche al modello prebellico e la produzione continua nel corso del 1946, del 1947 e per parte del 1948 con la costruzione di oltre 20.000 fotocamere quasi tutte destinate alla Russia. Nel giugno del 1946 le industrie della Sassonia vengono messe sotto il controllo del popolo e nel 1948 vengono trasformate in VEB (Vereinigung Volkseigener Betriebe). Dopo la nascita nell’ottobre del 1949 del nuovo stato DDR (Deutsche Democratische Rebublik) le industrie vengono espropriate e nazionalizzate. Charles Noble viene privato delle sue proprietà, incarcerato e processato per i rapporti avuti con il passato regime nazista.

Fra Praktiflex e Praktica

 

Nel settembre del 1947 la Praktiflex viene modificata ad opera del nuovo capo progettista della KW Siegfried Bohm. I comandi vengono ridisegnati, il meccanismo dello specchio viene modificato con il blocco in posizione sollevata dopo lo scatto ed il pulsante di scatto viene spostato sul frontale della fotocamera. Anche i caratteri utilizzati per il nome Praktiflex sul frontale vengono cambiati ed il corsivo fluido dei modelli prebellici viene abbandonato definitivamente. Mentre la produzione delle Praktiflex continua fino al settembre del 1949 viene sviluppato da parte di Siegfried Bohm un nuovo progetto destinato a mettere in ombra questa fotocamera vecchia di dieci anni. La nuova fotocamera verrà battezzata Praktica, un nome fortunato e destinato a sopravvivere per oltre cinquant’anni. Nell’ottobre del 1948 lo stesso Bohm modifica l’innesto a vite della Praktiflex facendolo diventare un poco più grande e portandolo alle misure 42×1. Delle Praktiflex della seconda generazione ne vengono costruite in due anni circa 25000 esemplari di cui poco più di diecimila con innesto a vite da 40mm e circa quindicimila con innesto a vite 42×1.

 

Praktiflex, Cenerentola della storia

 

Unica antagonista della prestigiosa Exakta, in patria come in tutta Europa, almeno fino alla presentazione nel dopoguerra delle reflex Alpa, Rectaflex, Praktica e Contax S, la Praktiflex è oggi snobbata dalla maggior parte dei collezionisti. Parlare di Praktiflex significa portare l’attenzione sul minore fra i sistemi fotografici reflex 35mm, ignorando i meriti di questa modesta ma non ignobile fotocamera che ha avuto se non altro il merito di attraversare quasi indenne il fuoco incrociato di un conflitto mondiale, senza essere completamente schiacciata da due opposti totalitarismi, e di fare dolorosamente da levatrice, se non da madre, del moderno innesto a vite. L’innesto a vite 42×1 nasce ufficialmente nell’ottobre del 1948con le Praktiflex, e si tratta di un innesto a vite che non a torto sarà definito universale e che sarà utilizzato a Dresda come a Wiesbaden, a Tokyo come a Mosca. Nel settembre del 1949 lo stesso innesto a vite 42×1 viene utilizzato sulle Contax S siglate Zeiss Ikon e costruite a Dresda, e nell’ottobre del 1949 lo stesso innesto a vite 42×1 viene utilizzato dalla KW sulle nuove Praktica. Ma non è già più una novità, anche se molti fingono di non saperlo o di non essersene accorti. L’impiego dello stesso innesto per gli obiettivi su due reflex diverse costruite nello stesso periodo da due società diverse anche se facenti parte dello stesso VEB è il primo passo verso il riconoscimento della validità del nuovo innesto. E rappresenta un elemento di tranquillità per i costruttori di obiettivi dell’Est ai quali è garantita una fetta di mercato non trascurabile, con il minimo investimento e con il minimo sforzo. Se la Praktiflex è figlia di eventi come il nazismo, le leggi razziali e la guerra, l’innesto a vite 42×1 è figlio del dopoguerra e della ricostruzione ma anche in qualche misura del comunismo e delle nazionalizzazioni forzate. Beffardamente il nome Praktiflex viene usato ancora nel corso degli anni Cinquanta ma solo per l’esportazione delle nuove Praktica in alcuni paesi di oltre Atlantico. Seguire il filo di una vite porta talvolta a spaziare in settori completamente diversi da quello della fotografia, anche a costo di annoiare.