ASAHIFLEX

ASAHIFLEX

di Danilo Cecchi

Nel 1952 accanto alle numerose viti 39×1 realizzate in Giappone per le copie delle Leica a telemetro costruite a cavallo della guerra e nell’immediato dopoguerra ad opera di Canon, Nicca, Showa, Tanack e di altre industrie poco fantasiose, nasce la prima timida e piccola vite giapponese per reflex 35mm. Si tratta di una piccola vite, realmente più piccola della vite 39×1, con un diametro di soli 38mm, e serve per corredare la prima reflex 35mm Giapponese senza nessun ulteriore collegamento fra corpo macchina ed obiettivo. L’industria che porta al battesimo la prima reflex giapponese è la Asahi Kogaku, o meglio Asahi Optical di Tokyo, una piccola industria ottico meccanica esistente fino dal 1919, che nel dopoguerra tenta il grande salto cimentandosi con la costruzione delle fotocamere. Il primo parto della Asahi Optical viene battezzato senza sforzi di immaginazione Asahiflex e si dimostra un poco prematuro. La fotocamera Asahiflex utilizza un mirino reflex a pozzetto, un secondo mirino di emergenza di tipo galileiano, due bottoni per la carica ed il riavvolgimento del film, un otturatore con velocità fra 1/20 e 1/500 e monta un semplice obiettivo Takumar 50mm f/3.5 realizzato senza un eccessivo impegno progettuale secondo il collaudatissimo schema a quattro lenti del Tessar. L’innesto è una vite molto stretta, ancora più stretta della vite Leica. Forse la Asahi Optical non vuole indispettire la Leitz utilizzando la vite 39×1, ma sembra una preoccupazione strana ed un poco fuori luogo nel momento in cui inglesi, francesi, russi, italiani e giapponesi fanno a gara nel costruire fotocamere ed obiettivi con la stessa identica vite della Leica. Forse la Asahi Optical vuole solo distinguersi un poco dalla concorrenza per evitare equivoci, così come la tedesca KW si è voluta distinguere nel 1938 dalla Leica utilizzando per la Praktiflex un innesto a vite da 40mm. Rimane il mistero del diametro più stretto, segno di scarsa lungimiranza soprattutto per una fotocamera reflex destinata principalmente all’impiego con i teleobiettivi spinti e soprattutto dopo che a Dresda si era già scelto di sostituire la vite da 40mm della Praktiflex con la più generosa ed abbondante vite da 42mm delle nuove Praktica e delle Contax S.

Modelli e varianti

Frutto di una progettazione forse un poco affrettata il primo modello Asahiflex, individuato a posteriori come Asahiflex I, presenta dei difetti nella esatta sincronizzazione con il lampo e viene richiamata in fabbrica per le inevitabili operazioni di messa a punto. Nel 1953 viene messo in vendita il modello migliorato Asahiflex Ia con la velocità più bassa portata a 1/25 di secondo e con due prese di sincronizzazione F e X sul frontale al posto della presa unica del modello originale. Altri piccoli particolari estetici e meccanici vengono modificati nel corso della produzione. Verso la fine del 1954 il progetto generale si evolve ancora e l’Asahiflex viene equipaggiata per la prima volta nella storia delle reflex con uno specchio con il ritorno automatico ed istantaneo in posizione di lavoro dopo lo scatto. Con questo piccolo ma significativo miglioramento l’Asahiflex, battezzata Asahiflex IIb, acquista una certa fiducia in se stessa ed osa presentarsi sui mercati internazionali. Per cominciare si affaccia ma ancora timidamente alle finestre dei nuovi uffici americani della compagnia posti a New York nella Quinta strada. All’epoca il mondo fotografico è ancora abbagliato dalla rinascente industria tedesca, dalle Leica e dalle Exakta, dalle Contax a telemetro e dalle Contax S e non si accorge subito della presenza delle Asahiflex. Nel 1955 la fotocamera viene di nuovo modificata nei meccanismi interni, viene identificata con la sigla Asahiflex IIa e viene equipaggiata con un secondo selettore delle velocità lente fino a mezzo secondo posto sul frontale, in puro stile Leica. Finalmente Popular Photography si accorge della reflex giapponese con specchio istantaneo e la recensisce entusiasticamente nel numero di giugno del 1957. La recensione favorevole di una rivista tanto prestigiosa significa per l’Asahiflex un vero e proprio salto di categoria dal punto di vista commerciale e la sua diffusione negli USA avviene anche attraverso la catena Sears & Roebuck sotto le sigle Tower 22, 23 e 24. Il numero di serie di quattro o cinque cifra che individua l’inizio della produzione delle Asahiflex è preceduto per motivi scaramantici dal numero 26 che indica l’anno 1951 secondo il calendario tradizionale giapponese. La produzione delle Asahiflex continua fino a raggiungere quasi il numero di serie 85000 per un totale di oltre cinquantamila esemplari costruiti e commercializzati.

Prima e dopo Asahiflex

Nell’immediato dopoguerra l’industria fotografica giapponese non brilla né per originalità né per fantasia, ma solo per una grande voglia di fare e per una certa forma di stakanovismo. Molte industrie si ispirano alle Rolleiflex e propongono delle biottica 6x6cm, altre si ispirano alle Ikonta e propongono dei soffiettoni 6x9cm, altre si ispirano a Leica e propongono fotocamere 35mm con o senza telemetro. Nikon riesce a mediare fra Contax e Leica e propone le sue Nikon a telemetro. Solo l’Asahi Optical si ispira coraggiosamente alle reflex europee di piccolo formato. Al momento della sua nascita l’Asahiflex non ha tuttavia troppi modelli a cui ispirarsi. Dalla DDR proviene l’Exakta, una reflex robusta e complessa che nella nuova versione del 1951 offre anche l’intercambiabilità dei mirini. La Contax S proviene anch’essa da Dresda, è relativamente semplice nella struttura ed utilizza un interessante mirino pentaprismatico fisso. Dalla Svizzera proviene la Alpa, complessa e dotata di un mirino reflex e di un mirino telemetrico. Dall’Italia proviene la Rectaflex, che monta un mirino pentaprismatico fisso come la Contax S ed è quasi più complessa delle Alpa e delle Exakta. Altre reflex 35m come l’inglese Wrayflex con mirino a specchi ed innesto a vite, l’ungherese Gamma Duflex con doppio mirino e specchio istantaneo e la sovietica Sport prebellica con mirino reflex a pozzetto rigido sono invece all’epoca perfettamente sconosciute al di fuori dei loro rispettivi paesi di origine. Per cominciare la sua produzione di fotocamere l’Asahi Optical sceglie fra le poche alternative possibili la più semplice di tutte e guarda con interesse alla più economica delle reflex europee, la Praktiflex, che all’epoca si è già evoluta nel modello Praktica. Strutturalmente semplice ed equipaggiata in maniera spartana la Praktiflex è relativamente facile da copiare e si rivela un buon modello da imitare. Dalla Praktiflex viene mutuato il semplice mirino a pozzetto, viene mutuato l’otturatore a tendina con le sole velocità alte, viene mutuato il sistema dei comandi costituito da rotelle zigrinate e viene mutuata l’impostazione generale della fotocamera oltre all’innesto a vite che però viene addirittura ridotto nel diametro. Rispetto alla Praktiflex l’Asahiflex è più piccola, più leggera, più robusta e perfino più elegante. L’Asahiflex si caratterizza in maniera inequivocabile per il mirino ottico galileiano montato sul tettuccio a sinistra del mirino a pozzetto, ma si caratterizza ugualmente per la sagoma della cassa, rettangolare con gli spigoli tagliati a formare un ottagono, per la sagoma tronco piramidale del coperchio del pozzetto con inciso sulla sommità il logo della società AOCo, e per la piastra frontale fermata con quattro viti agli angoli e con al centro la sporgenza rettangolare della scatola dello specchio con l’anello sporgente dell’innesto a vite.

Obiettivi a vite

Poiché l’Asahi Optical è prima di tutto un’industria ottica, per la piccola Asahiflex viene proposto un interessante anche se limitato corredo ottico. Accanto al modesto obiettivo standard Takumar 50mm f/3.5 viene proposto un luminoso obiettivo standard f/2.4 portato alla lunghezza focale di 58mm per non interferire con il movimento dello specchio. Una soluzione analoga viene proposta in Germania dalla Carl Zeiss di Jena con il Biotar 58mm f/2 a cui il Takumar si ispira in maniera abbastanza evidente. Per adeguare la fotocamera al nuovo obiettivo standard con lunghezza focale maggiorata il mirino ottico galileiano dell’Asahiflex viene modificato restringendone il campo visivo. Non si parla ancora di obiettivi grandangolari ma l’Asahi Optical mette in produzione alcuni obiettivi di focale più lunga dello standard, ideali per una reflex 35mm. Il più interessante e luminoso fra gli obiettivi delle Asahiflex è il tele da ritratti Takumar 83mm f/1.9 derivato dal Sonnar 85mm f/2 della Carl Zeiss. Come teleobiettivi medi vengono forniti con innesto a vite per Asahiflex un Takumar 100mm ed un Takumar 135mm entrambi con luminosità massima f/3.5. Il più lungo fra i teleobiettivi della Asahiflex è il Tele Takumar 500mm f/5 che con le sue dimensioni imponenti diventa quasi un simbolo del traguardo raggiunto dalla piccola industria ottica di Tokyo. La fama delle Asahiflex raggiunge un livello tale che perfino alcuni obiettivi di fabbricazione tedesca raggiungono il mercato statunitense dopo essere stati equipaggiati con un innesto a vite da 38mm.

Nuova vite per l’Asahi

Nel 1957 l’Asahi Optical decide di cambiare vita e di cambiare vite. La fine della produzione delle Asahiflex viene in realtà indicata nell’aprile del 1957. Chiudendo definitivamente con l’esperienza delle Asahiflex l’Asahi Optical si appresta a lanciarsi con tutta la propria energia produttiva nell’avventura delle Asahi Pentax con mirino pentaprismatico e con innesto a vite 42×1. Nell’occasione tutti gli obiettivi delle Asahiflex ad eccezione del Takumar 50mm f/3.5 vengono riproposti con l’innesto a vite più largo. Gli obiettivi Takumar con innesto piccolo possono comunque essere impiegati sulle nuove Asahi Pentax per mezzo di un semplice anellino a vite di raccordo. Se il giro di vite da 38 a 42mm non crea nessun tipo di rigetto fra nuove fotocamere e vecchi obiettivi, genera invece l’incompatibilità fra i nuovi obiettivi con diametro largo e le vecchie fotocamere con diametro stretto. Questo problema viene elegantemente risolto semplicemente sostituendo l’intera piastra frontale delle Asahiflex con la piastra frontale delle Asahi Pentax. I fori delle viti di fissaggio al corpo macchina coincidono perfettamente così come coincidono perfettamente i fori delle prese sincro F e X mentre non esistono collegamenti meccanici fra obiettivo e corpo macchina tali da generare interferenze. Le Asahiflex rimesse a nuovo con l’innesto 42×1 da alcuni riparatori giapponesi o statunitensi grazie ai pezzi di ricambio forniti dalla stessa Asahi Optical non sono comunque molto comuni e sono il frutto di interventi eseguiti al di fuori della fabbrica di Tokyo, anche se i progettisti delle Asahi Pentax hanno certamente previsto questa possibilità garantendo una sorta di compatibilità fra i due sistemi. Dalle ceneri delle Asahiflex prende vita una nuova fotocamera destinata al successo e completamente rinnovata nella forma e nella vite.